Il Buddhismo, I Buddhismi - 1
di "stalker"
il Thu, 21 Jun 2007 12:04:26 +0200
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Avvio questa lunga serie di post per riportare una serie di appunti di
studio, spero non troppo confusi.
Li riporto qui perché penso possa essere occasione per me e per altri che
possono essere eventualmente interessati a queste riflessioni.
Ovviamente sono appunti e quindi non hanno la pretesa di riferire cose
necessariamente corrette o valide.
Gli appunti hanno valore di spunti di riflessione, di approfondimento e di
verifica. Niente di più.
Affermo questo fin da subito perché è mio interesse utilizzare il canale di
questo niusgruppo 'laico' per poter esprimere non tanto le mie idee, quanto
le mie osservazioni proprio per verificarle, in coerenza con il manifesto
del niusgruppo che conosco fin troppo bene essendone stato io stesso
l'estensore.
Non risponderò questa volta a nessuno che utilizzerà, in qualsiasi modo, l''argumentum
ad personam' già ben descritto da Arthur Schopenahuer nel saggio 'Sull'arte
di ottenere ragione'.
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Il Buddhismo nella sua accezione più ampia sta riscuotendo negli studi delle
Università (purtroppo non italiane) una serie di approfondimenti.
Questo accade perché la filosofia sta riscoprendo la 'pratica' filosofica
(la filosofia morale) messa da parte
dopo le opere di Hegel e di Nietzsche.
Kant sosteneva che 'conoscere, fare e sperare' erano i compiti a cui
l'intelletto umano (la filosofia) doveva poter dare delle risposte (e già
Kant si doveva confrontare con il determinismo newtoniano).
La filosofia occidentale con la storicizzazione derivata dalla dialettica
hegeliana e la frantumazione di questa dialettica intervenuta con l'opera di
Nietzsche si è ritirata quindi solo sulla prima domanda kantiana (cosa e
come conoscere) lasciando gli altri due temi (cosa e come fare, cosa e come
sperare) alla religione (cristiana) e alla psicologia.
La religione cristiana mette in campo una rivelazione trascendente mentre la
psicologia si èda sempre limitata (giustamente, per non uscire dall'ambito
scientifico) del funzionamento e della patologia della condotta.
Ma la filosofia 'morale' si sta risvegliando e un interessante saggio su 'Il
fondamento' del filosofo spagnolo Gomez de Liano Ignacio nonché il successo
de 'La filosofia come stile di vita' di Madera e Tanca ne testimoniano la
ripresa.
E' chiaro che il contributo di una disciplina di vita che non richiami
necessariamente il trascendente o un dato ontologico a priori non può che
interessare anche questo campo.
Occorre però fare chiarezza su cosa abbia effettivamente da offrire il
buddhismo all'uomo nel campo del 'fare' e dello 'sperare'. All'uomo di oggi
s'intende.
Da qui partono i miei studi e queste brevi note che saranno infarcite di
riferimenti per dare a ciascuno l'opportunità delle opportune verifiche.
Ciò che cercherò preminilarmente di valutare è che non esiste il buddhismo
ma più buddhismi.
E questi non come diverse Vie che partendo da diversi punti di vista mirano
allo stesso obiettivo.
Bensì l'opposto: partendo dalla medesima premessa arrivano a diversi
obiettivi.
(Ovviamente non so e non voglio stabilire il 'valore' effettivo di questi
differenti obiettivi.)
Per 'obiettivi' intendo 'condotte di vita', 'realizzazioni',
'illuminazioni', 'visioni' o 'percezioni' del mondo.
(Da queste considerazioni partivano i miei interrogativi sui rapporti tra
chan e madhyamika di cui alcuni post fa.)
Quindi cercherò di fornire una mappa in itinere dei 'discorsi' dei buddhismi
sui propri obiettivi, nella speranza di non di dire troppo sciocchezze e
sempre nella speranza di trovare comunque, accoglienza, comprensione e
tolleranti correzioni. :-)
-segue-
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