Storie di ordinario squallore
di aulindipendente
il Mon, 11 Jun 2007 13:11:59 -0000
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L'anno scorso io (Gionni), complice una crisi con mia moglie, ho una
storia con una collega (Mara), fidanzata da anni con un altro mio
collega (Dario) da qualche tempo trasferito presso altro ufficio. Lei
non lo ama, ma è un rapporto di comodo, vacanze e amici insieme,
insomma le fa compagnia. Il rapporto ruota principalmente sul sesso,
lei non è né particolarmente brava né particolarmente avvenente, ma io
riscopro un desiderio sessuale sopito da tempo. Qualche divertente
scopata nei cessi dell'ufficio, un paio di appuntamenti in motel, e la
cosa termina dopo 3 mesi circa per mia volontà. Grazie anche a questo
evento, mi rendo conto che è necessario intraprendere con mia moglie
un percorso di coppia presso un centro per aiutarci a capire le
ragioni del nostro allontanamento. Il ricordo del nostro amore è
talmente vivo in me che non mi è possibile prendere in considerazione
l'ipotesi che sia finito, ci DEVE essere altro. Al termine delle
sedute a mia moglie viene diagnosticata una depressione e inizia un
percorso personale. A me invece si dice di rimanere in attesa e di
supportarla. Questo periodo dura circa un anno, nel quale io congelo,
anche con punte di lieve sadismo, il mio rapporto con Mara. E' un anno
lungo che vede miglioramenti nello stato di salute di mia moglie, ma
non del nostro rapporto. Non riusciamo a parlare, ed io continuo a
sentirmi trascurato e solo. Piano piano si forma nella mia testa
l'idea che un'amante possa aiutarmi a stare meglio. Ovvio guardarmi
intorno e pensare a Mara. Fisicamente non mi piace più, ma sono
convinto che con un po' di coinvolgimento potrei ritrovarla attraente.
Inizio a tampinarla e in breve riesco a riallacciare un rapporto di
amicizia. I miei approcci sono inequivocabili, voglio scoparla e lo
faccio capire. Lei tentenna, non si apre, mi spiega che a breve
chiuderà il suo rapporto con Dario e mi fa intendere, o almeno io
capisco, che da quel momento potrà sentirsi più libera di fare ciò che
vuole. Io mi metto in attesa, cercando di mantenere comunque alta la
temperatura dell'amicizia. Ma qualcosa non torna, suona stonato. Fino
a quando non scopro - venerdì scorso - che se la fa, da poco tempo,
con il mio collega d'ufficio (Michele), anche lui fidanzato e che ho
di fronte da 7 anni, con il quale sono in ottimi rapporti. E' una
botta tremenda, un dolore e una confusione indicibile. Passo 24 ore di
inferno, non riesco a dormire e a mangiare, cerco di trascorrere più
tempo possibile fuori di casa per non creare disagi in famiglia. Negli
stessi giorni parlo con Michele che si dice all'oscuro della mia
storia dell'anno precedente. Io non gli chiedo nulla, se non di
gestire la sua storia con Mara tenendo conto del malessere che mi
procura, e di scusare eventuali miei nervosismi. Nel frattempo riesco
ad avere una discussione molto profonda e toccante con mia moglie,
tramite la quale riesco a tirar fuori molti dei problemi tra di noi.
Sono contento di questa svolta, ma le ferite per il colpo subito dalla
scoperta della tresca fra Mara e Michele è ancora troppo viva, e mi
rendo conto che prima di ricostruire con mia moglie, devo darmi tempo
per assorbire la botta. Ecco il punto è questo: che cazzo c'ho da
assorbire? Cosa mi turba? Cosa devo superare per mettermi alle spalle
questa squallida e patetica vicenda, della quale io non sono
certamente l'ultima delle vittime ma probabilmente il primo dei
colpevoli?
Mara non l'ho mai amata, è sempre stato solo uno specchio dei miei
desideri, della mia necessità di sentirmi amato, benvoluto. Per lei io
sono stato lo stesso. A Michele non sento di portare rancore. Eppure
di questa vicenda io mi sento lo sconfitto, e faccio fatica a cacciare
le nuvole nere dalla mia testa. Ma io ne voglio uscire, il prima
possibile. Non voglio che il mio stato emotivo possa incidere
negativamente sulla luce che ho visto nel rapporto con mia moglie.
Dunque cos'è il mio? Orgoglio? Ego ferito? Cosa??
Grazie dell'aiuto
AuLiN