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Auto non inquinanti:gli indiani d'India hanno l'auto ad aria compressa!

di Reno
il Thu, 07 Jun 2007 13:28:09 -0700
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message-id <1181248089.677591.270440@q69g2000hsb.googlegroups.com>

...ma che fine ha fatto l'auto italiana ad aria compresssa,Eolo,che
doveva uscire gia'  tre anni fa???La fabbrica che doveva
costruirla,nel sud,aveva ricevuto anche finanziamenti pubblici...
molti dicevano che era una bufala,allora perche'  la tata,casa
costruttrice d'auto indiana,la sta gia'  per commercializzarla?(cosa
strana,non in Italia...).Ma ci pensate cosa vuol dire un'auto a zero
emissioni nocive,anzi,butta fuori aria pulita!!!

da un articolo di MAURIZIO RICCI, del 6 giugno 2007, su Repubblica,a:
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/scienza_e_tecnologia/citycat/cityc=
at/citycat.html

Non inquina, è economica: fare un pieno costa meno di due euro
Entro un anno la Tata produrrà prime seimila vetture
Aria compressa al posto della benzina
Dall'India arriva Citycat, l'auto del futuro



ARRIVATE al distributore con la macchina in riserva, ma mentre tutti
gli altri fanno la coda alla pompa di benzina, voi andate direttamente
alla colonnina d'aria per controllare la pressione delle ruote.
Infilate il tubo nel serbatoio e... pfft! in 3-4 minuti avete fatto il
pieno. Passate alla cassa, versate un euro e mezzo (contro i 60-70
degli altri) e ripartite sereni. La vostra macchina ad aria vi porterà
per altri 200 chilometri fino al prossimo pieno. Non è un cartone
animato e neanche uno spot visionario di qualche gruppo estremista
dell'ecologia.

Dietro il progetto c'è la Tata, il più grande gruppo automobilistico
indiano, appena reduce da un ambizioso accordo strategico con la Fiat.
E, se tutto andrà come previsto, con qualche piccolo aggiustamento (ci
vorrà un compressore ben più potente di quello delle ruote per sparare
340 litri di aria nel serbatoio), quella scena comincerà a svolgersi
in India fra poco più di un anno, nell'agosto 2008, quando la Tata
metterà in commercio le prime seimila Citycat, macchine ad aria
compressa capaci di andare a 100 km l'ora e a emissioni zero, neanche
una molecola di anidride carbonica e di effetto serra. E l'India sarà
solo il primo passo: ci sono già accordi per portare la Citycat in 12
altri paesi, fra cui Germania, Francia, Usa, Spagna, Brasile, Israele
e Sud Africa.

Ai profani, il motore ad aria compressa appare un incrocio fra la
locomotiva a vapore e il vecchio, caro fucile Flobert dei giochi di
antichi bambini. L'idea non è nuova. Guy Nègre, la cui Mdi è il
partner della Tata nel progetto, ci lavora, con alterna fortuna e
parecchie false partenze (compresa una italiana, con la Eolo) dal
1991. Sostanzialmente, si tratta di un motore a due cilindri, dentro
cui si muove un pistone. Grazie ad un particolare design, il pistone
non si muove in sincronia con l'albero motore. Per il 70% del tempo di
rotazione dell'albero motore, il pistone resta fermo in cima al
cilindro, consentendo alla pressione interna di crescere. Questo
ritardo aumenta l'efficienza complessiva del motore, che si mette in
azione quando l'aria compressa, sparata nel cilindro, fa muovere il
pistone, esattamente come succede con il motore a scoppio. Quando
l'auto si ferma, si ferma anche il motore, che riprende a funzionare
quando si pigia l'acceleratore. Non ci sono marce, sostituite da un
computer. Semplice com'è, richiede manutenzione praticamente zero e un
cambio d'olio ogni 50 mila chilometri. Anche le emissioni di anidride
carbonica sono zero, salvo quelle legate all'elettricità per far
funzionare il compressore al momento del pieno.

Ad aria, però, non si va più veloce di 50 chilometri l'ora, cioè in
città. Su strada - come accade anche con le ibride benzina-elettricità
- entra in funzione un normale motore a scoppio. In compenso, non c'è
bisogno di andare dal distributore, per l'aria. A casa, si attacca la
spina della corrente e un compressore interno, in 4 ore, ricarica il
serbatoio. Un po' come accade per le più avveniristiche macchine
elettriche. Il costo di esercizio della Citycat è più o meno lo stesso
di una macchina elettrica. Senza le batterie, però. Infatti, costa
molto meno: la Tata dovrebbe commercializzarla ad un prezzo di 12.700
dollari, un decimo di una macchina elettrica. Per non parlare della
macchina ad idrogeno, rispetto alla quale la Citycat ha anche il
vantaggio di non richiedere la creazione di una costosa rete
alternativa di distribuzione del combustibile. Per come funziona, è
gratis anche l'aria condizionata: quella che esce dal tubo di
scappamento è, infatti, a meno 15 gradi. Il rovescio della medaglia è
la difficoltà di riscaldare l'abitacolo e, forse anche per questo, Guy
Nègre sembra guardare soprattutto a paesi caldi.

La temperatura dell'aria è anche all'origine del più consistente
dubbio che i tecnici avanzano verso il motore ad aria compressa.
L'aria così fredda, infatti, gela la condensa nei condotti di
aspirazione, bloccandone il funzionamento. Non è ancora chiaro come
Nègre abbia risolto questo problema. Anche una Citycat perfettamente
funzionante, peraltro, incontrerà seri ostacoli sui mercati
occidentali. Per arrivare alle prestazioni dichiarate, infatti, l'auto
deve essere straordinariamente leggera, e la Citycat è quasi tutta in
fibra di vetro, molto fragile per reggere i normali test di
sicurezza.

La Citycat, infine, potrebbe arenarsi in tribunale. Se Nègre è stato
il profeta dell'auto ad aria compressa, altri ci hanno lavorato, come
l'uruguayano Armando Regusci. Secondo alcuni, l'ultimo progetto di
Nègre assomiglierebbe un po' troppo a quello brevettato da Regusci. Se
la Citycat arriverà su strada, aspettatevi una battaglia di brevetti.

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