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In Risposta a

Re: ma è proprio sicuro che gli Eva

di Destino
il Mon, 04 Jun 2007 19:12:38 +0200
newsgroups it.arti.cartoni
message-id <f41h67$8mp$1@aioe.org>

Stefano "Dr. Tofu" Gigante ha scritto:
> 
>> fortemente predeterminato, in cui il bisogno di senso è fondamentalmente 
>> eterodiretto o "complice" in quanto in stretta misura correlato al 
>> consumo (di tecnologia, anime, informazione pura o quant'altro).
> 
> Ti diro'... spero di aver afferrato tutto avendo ben altro genere di
> curriculum, pero' direi che l'otaku, nonostante la sua apparente
> solitudine, e' un animale sostanzialmente gregario e bisognoso di consenso.
> Da questo punto di vista quello che io chiamo, rubando le parole ad un mio
> prof del liceo, "uso fesso di Internet" o "uso fesso delle convention" lo
> aiuta molto.
>

In realtà ho idea che stiamo dicendo la stessa cosa secondo piani 
diversi, stando almeno a quanto scrivi: che l'otaku patologico è un vero 
Uomo Massificato.

Lo è perché si fa costruire, guidare e rinforzare nei gusti da ciò che 
consuma (eterodirezione); lo è perché il suo bisogno di appartenenza non 
è l'essere nel gruppo con altri (con tutte le responsabilità verso se 
stesso -e- gli altri che questo comporta) ma essere-parte-di-qualcosa
con chi non lo mette in discussione: hello, Shinji.

Un gruppo di discussione è fatto di soggetti che interagiscono su 
interessi condivisi, ma che possono essere attivi contemporaneamente su 
altri interessi (e altri gruppi). E che, bontà loro, si confrontano 
dinamicamente, vivono e respirano.

Portato agli estremi, invece, il comportamento otaku (ripeto, nella sua 
connotazione patologica) è un classico profilo da individuo massificato, 
quello che avrebbe dovuto passare di moda nella sociologia della 
comunicazione ma che... ahimé, sembra proprio esista.

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