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[FF] 2 di 5

di (l0ne)
il Mon, 21 May 2007 23:21:12 +0200
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Una parola breve: è una fanfic perché io sono un fan e questa è fiction
:D Non è tratta da una serie, ma diciamo che è una fanfic di un intero
genere.

Questa fa più schifo della prima.

 -- = --

Il tank era una presenza appena visibile nella notte.

Le due squadre scivolarono fuori dalla camionetta a debita distanza. Il
comandante Daisuke diede un ordine; i suoi uomini lo seguirono piano, si
appostarono appena fuori dalla villetta bifamiliare, attesero
istruzioni.
"Squadra bravo, sul retro, contatto radio costante. Alfa, con me."
Gli uomini si divisero.

Le persone coprivano il pavimento. Alcune di loro morte, altre
ansimanti. Padri e madri e figli; e altri che non si somigliavano per
nulla. Tutti nudi, tutti a terra. Un bimbo sospirava piano in un angolo,
lo sguardo perso. Nemmeno la vista dei militari parve scuoterlo.
Tutti avevano lividi.
Il comandante Daisuke, "Alfa Uno", fece un cenno ai suoi sottoposti. Si
sentivano dei rumori provenire da sopra. Imbracciarono i fucili.

"Qui Bravo Uno, tre contatti, civili, necessitano assistenza. Passo."

La squadra Alfa salì i gradini uno per uno.
Erano scossi, tesi.
Avevano visto il massacro di Hamura. Avevano paura.
Ma chi altri poteva farlo?
Salirono i gradini piano piano, guardinghi.

"Qui bravo uno, abbiamo visto movimento sul retro. Investighiamo,
passo."

Il piano era quasi tutto al buio. Alcuni gemiti venivano da camere
scure. Il comandante Daisuke aprì piano le porte, ma non ebbe il
coraggio di dare più di un veloce sguardo. Ne contò cinque, forse sei.
Nessuno pareva muoversi, tranne al più qualche sguardo perso, forse
incredulo o forse ormai incapace di comprendere.
Il comandante Daisuke strinse i denti e si rivolse verso l'ultima delle
stanze, l'unica da cui provenisse una luce.

La ragazza quasi nuda stava puntando lo scettro alla gola di una donna
inginocchiata. Le prese il mento con una mano, le avvicinò la bocca alla
sua, l'altra sul seno. La donna era nuda e per nulla eccitata, quanto
terrorizzata.
Su una sedia, nel caos e nel sangue, stava ben piegata un'uniforme alla
marinara. Di quell'uniforme rimanevano solo la gonna troppo piccola
bordata di rosso, guanti bianchi lunghi fino al gomito e un tiara
attorno alla fronte.
Un uomo giaceva a terra riverso, anche lui nudo, fermo. Morto?
Il comandante Daisuke sentì un conato di vomito.
"Allora, mia cara... che credevi di fare, a chiamare la polizia, eh?",
disse la ragazza, e diede un bacetto alla donna, che si ritrasse
disgustata. Lei la colpì al volto con uno scettro, con violenza. "Sii
grata! Con questo potere avrei potuto fare di tutto, e guarda... lo uso
per dare piacere a me... a te... a tutti loro. Che avresti fatto se non
avessi fatto così, eh? Eh?"
Tirò un altro colpo col suo scettro.

Un fumogeno rotolò nella stanza.
"Maledetti!", urlò la ragazza. Era tornata vestita, ma non si era mossa
di un millimetro. Come aveva fatto? 
Entrarono a fucili spianati.
Furono attaccati.
Alfa Tre aprì il fuoco, mentre il comandante Daisuke chiedeva supporto
alla squadra Bravo. Le pallottole rimbalzavano sulla ragazza come se
fosse fatta di muro. Alfa Quattro fu colpito di striscio da un
proiettile di rimbalzo, mentre gli altri si ritrovarono addosso una
furia quindicenne armata di scettro e di una forza sovrumana.
Caddero come mosche.
Rimase solo il comandante a puntare un fucile inutile contro una
ragazzina, brillante da capo a piedi del rosso del sangue.

"Potevi fuggire e forse, dico forse, ti avrei lasciato vivere", disse
avvicinandosi piano, un passo dopo l'altro.
Pregustava il momento.
Il comandante indietreggiò tremando, ammutolito.
"Potevi lasciarmi stare qui, dove... per la prima volta in vita mia...
avevo tutto quello che volevo, donne, uomini su cui comandare, con
cui... ma no, hai dovuto intervenire. Fermarmi"
Non avrà avuto più di sedici, diciassette anni. Ma era una belva.
"Nessuno può fermarmi."
Il comandante toccò il muro con le spalle, ed ebbe un sossulto.
Dov'era finita la squadra Bravo?
Era finita.
Pregò tutto quello che poteva pregare di morire in modo dignitoso, senza
soffrire.

Bang.
Era ancora vivo?
Sì...
Qualcosa l'aveva distratta. Un proiettile era rimbalzato sulla sua nuca,
e lei si girò lentamente verso la porta della stanza.
Sulla porta qualcuno brandiva un fucile.
Era... vedeva bene? Sembrava un'altra ragazza, vestita con...
Quel mostro in forma di ragazza si girò, e lo colpì in preda alla
rabbia. Colpì la parete alla sua destra dopo un volo di qualche metro, e
svenne.

Si risvegliò poco dopo. Era stato salvato da...
Era stato solo un trucco della sua vista?
Era ancora in quella camera, ma al posto della finestra dalle tapparelle
abbassate che aveva visto poco prima, mancava l'intera parete. Ne stette
lontano, per paura di cadere. Un capogiro lo costrinse a sedersi.

Non c'erano più.

Si rialzò piano piano, e scese, e fu soccorso da un paramedico. Vide gli
altri portati via, morti nel corpo o nell'animo. La rabbia montò.
Vide i corpi dei suoi uomini, entrambe le squadre, portati via in sacchi
scuri.
Decise che non sarebbe tornato senza vendicarli.
Le avrebbe prese.
Tutte e due.

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